L'ultima collezione di Gary Moore — dagli amplificatori leggendari alla Stratocaster rossa
Traduzione automatica. Originale russo
🎸 L'ultima collezione di Gary Moore — dagli amplificatori leggendari alla Stratocasterrossa, che ha svelato la sua potenza blues”
Il nome di Gary Moore è diventato da tempo il simbolo di un musicista che non si limitava a suonare: viveva ogni nota. La sua opera ha attraversato generi, stili ed epoche, e gli strumenti che lo hanno accompagnato in questo viaggio sono diventati parte della storia della chitarra rock e blues. Proprio per questo la vendita all'asta finale di Bonhams, dedicata all'eredità di Moore, ha suscitato un tale interesse tra i fan e i collezionisti di tutto il mondo.
⭐ Una collezione leggendaria, raccolta in una vita
Moore non si è mai limitato a un solo strumento. Come la sua musica, anche la sua collezione si distingueva per un'incredibile varietà: dalla Gibson Les Paul storica alle rare Stratocaster, dai combo da concerto «da lavoro» alle soluzioni da studio personalizzate.
Dopo la sua scomparsa nel 2011, sono state necessarie tre grandi aste, per presentare al pubblico tutto ciò che era custodito nei suoi studi e nelle sue case. La parte finale della collezione è diventata un simbolico «ultimo accordo» — circa 30 chitarre, dozzine di amplificatori e pedali, oltre ad abiti di scena e attrezzature rare.
Tra i lotti, il più prezioso: quella stessa Stratocasterrossa, diventata il biglietto da visita di Moore negli anni 2000.

🎤 “Era distaccato, finché non ha sentito la parola ‘Greeny’…”
L'ex redattore di Guitarist, Neville Marten, ricorda il suo incontro con Gary:
Il musicista era inizialmente freddo e rispondeva a monosillabi. Ma appena ha sentito la domanda sull'unica «Greeny» Les Paul di Peter Green, tutto è cambiato: i suoi occhi si sono illuminati e la discussione si è trasformata in una conversazione calorosa tra due persone che condividevano la stessa passione per la musica.
La passione comune per il blues è diventata la base della loro amicizia: entrambi sono stati formati dal leggendario disco Blues Breakers, noto come «Beano». Da quel momento, secondo Neville, «siamo diventati amici».

🎵 Strumenti scelti non dall'artista, ma dal musicista
Moore non vedeva la chitarra come un oggetto di culto, ma come uno strumento al servizio di un'idea.
Voleva suonare hard rock? Prendeva una Gibson Explorer moderna.
Tornava al blues? Tirava fuori una Les Paul con il carattere giusto.
Anche possedendo esemplari rarissimi, non esitava ad acquistare una Les Paul nuova di zecca «da scaffale» per montarci i pickup necessari.
🔥 La 1960 rossa Strat — il pezzo forte dell'asta
Questo strumento è una delle due Fender della sua collezione. Con essa, Moore ha eseguito una delle sue interpretazioni più celebri: la versione infuocata di “Red House” per il 50° anniversario Fender a Wembley.
I fan definiscono ancora oggi questa performance come uno dei migliori tributi a Hendrix.

⚡ Amplificatori, ai quali tornava continuamente
Nonostante l'amore per la sperimentazione con le chitarre, Moore era fedele a se stesso per quanto riguarda gli amplificatori: è rimasto un uomo Marshall.
Il suo «cavallo di battaglia» preferito era un combo da 50 watt usurato: quello stesso che, secondo Neville, si «univa» perfettamente alla Les Paul.
🎶 Che ricordo lascerà Gary Moore al mondo?
Ogni fan citerà la sua sfaccettatura preferita: rocker, bluesman, sperimentatore. Ma ci sarà sempre un punto in comune: sapeva tirare fuori dalla chitarra ciò che agli altri era precluso.
“Gary poteva far suonare una singola nota come se raccontasse un'intera storia”, ricorda Marten.